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Recensione: Ho sognato la cioccolata per anni – Trudi Birger

“Non mi rassegnai mai al modo in cui i nazisti ci costringevano a vivere, negandoci perfino lo spazio vitale”


Trama. La storia di una bambina che, dai tè danzanti di Francoforte, si ritrova rinchiusa nel ghetto di Kosvo prima di finire nel campo di concentramento di Stutthof. Una storia vera, di affetto e devozione. La prova d’amore di una figlia ragazzina, che nella grande tragedia dell’olocausto rifiuta di salvarsi per non abbandonare la madre, perché sa che solo da quel legame forte e profondo, indispensabile per entrambe, potrà attingere la forza per continuare a sperare anche quando, nuda e rasata, si vedrà spinta verso la bocca di un forno crematorio.

Pagine. 192\ Editore: Pickwick

Cartaceo: 8.45€ \ Ebook: 6.99€

 

 

 

♥♥♥♥♥

La vita di Trudi è iniziata, come tutte le bambine della sua età, in maniera spensierata e libera da pregiudizi sino a quando non incombono le leggi razziali ed iniziano le difficoltà che queste comportano, soprattutto per una ragazzina 15enne.

Trudi perde molti dei suoi famigliari in questo percorso ma trova sempre dentro di sé la forza per andare avanti e combattere, soprattutto per la sua mamma, che dopo la morte del padre (uomo coraggioso e di principio), invecchia di colpo e stenta a sopravvivere. 

Ora toccava a me essere la più forte, accertarmi che mangiasse quel poco che c’era da mangiare, far sì che non si arrendesse, fingendo di essere in attesa di un miracolo, come l’imminente arrivo dei Russi.

La giovane Trudy si è salvata dalla morte dozzine di volte grazie alla sua voglia di vivere, alla sua prontezza e nella fiducia delle proprie capacità e soprattutto per il suo amore per la madre.

“Avevo giurato a me stessa che saremo vissute e saremmo morte insieme”

Ed è all’arrivo nel campo di concentramento che questo grande e forte amore viene fuori!

Non appena arrivano ad Auschwitz inizia la selezione: Trudi viene selezionata per lavorare invece la madre, viene selezionata alle camere a gas. La giovane non può accettare di perdere sua mamma! Lascia così la fila, si mischia con le donne selezionate a morte certa e trova sua madre che si sta legando una calza intorno al collo con l’intenzione di strangolarsi. La giovane la blocca e le sfila la calza del collo.  “Sei venuta tra i morti” le dice la madre, ma a Trudi non importa, “se non possiamo vivere insieme moriremo insieme le dissi“.

Prive di cibo, di acqua per lavarsi, lasciate in un capannone improvvisato con freddo, aria ed umidità. Piene di pidocchi. Lavorano sotto la pioggia, immerse fine polpacci nella fanghiglia e costantemente insultate. Questa è la vita nel campo.

Come per molti sopravvissuti la morte divenne normale e i cadaveri non erano più una vista sconvolgente.  

“Malgrado le condizioni disumane della vita del Campo di lavoro, malgrado la paura e la degradazione , la sofferenza fisica e la fame, ero ostinatamente attaccata alla vita. Lottavo per tenere alto in morale di mia madre , e non lasciavo mai morire la speranza dentro di me”

Nonostante abbia letto molti libri su questo tema,  certi racconti sono sempre un pugno nello stomaco. 

Trudi ci racconta che quando il campo era troppo pieno iniziarono a gettare le donne vive nei forni e queste donne condannate alla morte, aspettavano senza gridare. “Erano vittime indifferenti , ridotte alla totale apatia delle malattie e dalla denutrizione, dal dolore e dallo sfinimento“.

Ed è qui che nuovamente esce la sua voglia di vivere, e anche con un pizzico di fortuna, scampa alla morte.  Sull’orlo del forno crematorio ormai, la baracca viene colpita da una bomba e si salva. 

Come spesso accade il ritorno alla vita normale per i sopravvissuti è molto difficile, e alcune cose rimangono  indelebili non solo sulla loro pelle, come un tatuaggio, ma anche gesti o situazioni che per altri risultano normali.

Ancora oggi Trudi quando viaggia in macchina se qualcuno le chiede che strada prendere si paralizza e non risponde. Quella semplice domanda la riempie di orrore. “Mi rivedo bambina con il terrore di dare la risposta sbagliata quella che mi farà cadere in un agguato. Non è il ricordo della paura, è la paura stessa, sempre presente, di imboccare la curva sbagliata“.

O le patate che ricordano il ghetto. Quando vive periodi di forte stress le riappare la preoccupazione di non aver abbastanza pane.

Un racconto di un amore incondizionato, di forza, di coraggio e di caparbietà.

Merita di essere letto, perché non dobbiamo dimenticare cosa è successo e non possiamo permettere di dimenticarci di chi non c’è più e di chi è sopravvissuto.

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Pubblicato da With The Heart In The Books

Leggere è una porta su nuovi mondi, aiuta ad aprire la mente e trasportarci in luoghi misteriosi, suggestivi e che non esistono. La lettura porta emozioni di gioia, felicità, tristezza, amarezza , riso e pianto. Questo è ciò che rende speciale la mia lettura.

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